Bollettino della crisi

La Germania esca dall’euro, è il solo modo per salvare la moneta unica. “To save the euro, leave it”: l’appello non è di un qualche leader europeo critico della cancelliera Angela Merkel, ma era ospitato ieri tra gli editoriali del New York Times. Leggi anche Le ragioni di Angela di Marco Valerio Lo Prete - Leggi Perché rimettere in discussione l'euro non deve essere un tabù. Lo consigliano i numeri di Giuseppe Di Taranto - Leggi Perché la Merkel non si può permettere di fare la moralista di Charles Wyplosz - Leggi "Hollande, segui Hamilton!" (Cose inaudite, in Francia) dal blog di Marco Valerio Lo Prete
13 AGO 20
Immagine di Bollettino della crisi
La Germania esca dall’euro, è il solo modo per salvare la moneta unica. “To save the euro, leave it”: l’appello non è di un qualche leader europeo critico della cancelliera Angela Merkel, ma era ospitato ieri tra gli editoriali del New York Times. Kenneth G. Griffin e Anil K. Kashyap, rispettivamente manager dell’hedge fund Citadel ed economista dell’Università di Chicago, sostengono che “solo la Germania ha la capacità di mettere fine a un’unione monetaria disfunzionale e di riportare la prosperità in Europa”. Per farlo, Berlino deve lasciare l’euro. La prima economia dell’Eurozona non subirebbe contraccolpi troppo negativi, mentre la moneta unica si potrebbe svalutare favorendo il recupero di competitività dei paesi restanti. Questa è solo una delle tante proposte formulate alla vigilia dell’atteso Consiglio Ue di oggi e domani.

Angela Merkel frena tutti sugli Eurobond, poi fa coppia sulla crescita con Hollande. “Forzare politicamente i tassi d’interesse sul debito con gli Eurobond sarebbe la ripetizione di un errore del passato”, ha detto ieri la cancelliera intervenendo al Bundestag e raffreddando ancora una volta le attese sul vertice di oggi a Bruxelles: “Non esiste alcuna soluzione facile e veloce a questa crisi”. Questo il commento del ministro dello Sviluppo economico, Corrado Passera: “La Germania ha questa posizione in parte perché ha delle regole costituzionali, in parte perché è giusto confermare la disciplina dei conti, in parte perché manca di saggezza, pragmatismo e buon senso”. Ieri sera però, al termine di un incontro bilaterale all’Eliseo con la stessa cancelliera, il presidente francese, François Hollande, ha detto: “Abbiamo lavorato bene, in particolare sulla crescita”.

Mario Monti adesso usa la Tobin tax per far avanzare ancora il suo piano anti spread. Oggi l’inizio ufficiale del vertice tra i capi di stato e di governo dell’Ue. Il premier italiano è arrivato già ieri pomeriggio a Bruxelles per ricevere un premio dalla Taxpayers Association of Europe, associazione tedesca che si batte contro il Fondo salva stati (Esm) e contro un maggiore interventismo della Banca centrale europea (Bce). La fine del Consiglio è prevista per venerdì, ma lo stesso Monti si è detto pronto a trattare a oltranza in Europa; ieri anche a Bruxelles non si escludeva un prolungamento del vertice, magari fino a domenica. Oltre al piano per una unione bancaria, economica e politica proposto ai capi di stato da Herman Van Rompuy (Consiglio Ue), da Mario Draghi (Bce) e da José Manuel Barroso (Commissione), c’è attesa per le misure che serviranno a calmare i mercati nel breve termine. Si fa strada la proposta di Monti di un “meccanismo anti spread” che, con l’intervento dei Fondi salva stati e della Bce, sostenga gli acquisti di titoli dei paesi avviati sulla strada del risanamento dei conti. “L’Italia che ha fatto un passo importante dichiarando di non esser più ostile alla tassazione delle transazioni finanziarie – ha detto Monti ieri – di fronte alla richiesta di procedere ad una cooperazione rafforzata, cioè non a 27, ma per esempio per la zona euro, potrebbe prendere in considerazione questa richiesta ma aderirebbe solo se anche per altri aspetti, come la politica finanziaria di gestione del mercato dei titoli sovrani”. “La stabilizzazione dei mercati nel breve termine è all’ordine del giorno”, ha detto ieri il commissario Ue Olli Rehn. Incalzante nei confronti di Berlino anche Angel Gurría, segretario generale dell’Ocse: “L’Eurozona deve usare la Bce, l’Efsf, l’Esm e la Banca europea degli investimenti (Bei) per stabilizzare i rendimenti dei bond sovrani”.

Alla vigilia del Consiglio Ue le Borse sono speranzose, Lady Spread è allarmista. I listini europei hanno chiuso ieri in buon rialzo, con Piazza Affari a più 2,58 per cento trainata dalle banche. Il differenziale tra Btp italiani e Bund tedeschi, lo spread, è invece salito fino a 472 punti – segnalando un elevato rischio percepito dagli investitori – salvo poi chiudere sotto i 460 punti. Le difficoltà maggiori, al momento, investono però la Spagna che, come ha detto ieri il premier Mariano Rajoy, non potrà continuare “a rifinanziarsi a lungo” se dovrà corrispondere questi tassi agli investitori.